
Si dice che la maggior parte degli infortuni sia causa del gioco violento. Ebbene talvolta non è così. Spesso ci si infortuna perchè si mette male il piede, perchè la preparazione è troppo affrettata o semplicemente per banali scontri fortuiti. Ci sono anche altre dinamiche che a raccontarle così su due piedi possono sembrare comiche, ma che avrebbero potuto sfociare in problemi ben più seri.
E’ successo durante i campionati amatoriali, quelli che si giocano nel campetto di periferia, quelli che un incontro viene sospeso (o meglio si dichiara concluso) se una squadra totalizza nove reti. Quelli che si giocano alle dieci di sera. In questo campetto della periferia delle Marche si disputava un incontro valido per la terza giornata di campionato.
Al decimo minuto del secondo tempo, l’ala della suqadra in questione scende sulla sinistra, crossa al centro con un traversone insidioso che scavalca il portiere e serve all’attaccante un gol sicuro. Il calcio si sa a volte non è così scontato: fatalità ha voluto che la punta ciccasse il pallone di testa e non solo, andasse a sbattere con la testa contro il montante della porta.
Alla rabbia del gol mancato subentra anche un po’ di ilarità per la scena da “Mai dire gol” che i pochi presenti hanno assistito. Il nostro protagonista se l’è cavata con un brutto spavento, la rabbia della rete mancata e un bernoccolo sulla fronte. Bernoccolo che serve a capire che oltre il pallone bisogna vedere dove si cammina, o meglio, dove si va a sbattere.





Leave a Reply